Il mito di Balder

     

Balder, il figlio di Odino e della sua sposa Frigg, era amato da tutti gli dei per la sua bontà. Ma era destino che morisse giovane e, quando si avvicinò il tempo della sua morte, ebbe un sogno funesto.

Sbigottito andò a raccontarlo a sua madre, che ne fu molto rattristata, temendo che una sventura minacciasse suo figlio. Per stornarla, ella si rivolse a tutti gli esseri del creato pregandoli di giurarle che mai avrebbero fatto del male a suo figlio. Tutti giurarono per calmare la madre in ansia: l’acqua e il fuoco, il ferro, il bronzo, gli animali e le piante.

Così Balder divenne invulnerabile, e gli dei, per dargli prova della sua invulnerabilità, gli tirarono addosso tutto quello che capitava loro sottomano: nessun oggetto, nemmeno la freccia più acuminata, fece a Balder la più piccola ferita. Il malvagio Loki, odiava Balder fu molto scontento di questo. Si trasformò in una vecchia e, presentandosi a Frigg, le chiese se proprio tutti gli esseri avevano giurato.

- Nella regione di occidente - rispose Frigg - cresce una pianticella che si chiama vischio; ma è così lieve e fragile che mi è sembrato inutile chiederle il giuramento.

Loki andò in cerca di quella pianta, ne strappò un grosso cespo e tornò con quello alla sede degli dei. Vi era fra gli Asi una divinità minore, Hoder, il quale era cieco; Loki lo avvicinò domandandogli perché mai non facesse onore a Balder tirandogli addosso qualche cosa per provare la sua invulnerabilità.

- Come potrei tirare, se sono cieco? – rispose Hoder. – E poi non ho nulla da tirargli.

- Ebbene – disse Loki, - ti indicherò io dov’è Balder, così potrai tirargli questo virgulto.

E gli diede il cespo di vischio. Hoder, senza pensar male, tirò, ma il vischio trafisse il cuore di Balder, e cadde morto.

Tutti gli dei rimasero impietriti per il dolore e per lo stupore e grande fu l’angoscia di Frigg. Tuttavia la dea non si perse d’animo: forse, se un dio avesse avuto il coraggio di avventurarsi nello Hel, l’inferno, portando il denaro del riscatto, secondo l’uso germanico, Balder le sarebbe stato restituito. 

Il dio Ermod, il valente, si offrì di tentare l’avventura. Odino stesso gli prestò il suo cavallo a otto zampe per rendergli il viaggio più celere. Frattanto si dovevano svolgere i funerali di Balder, il quale sarebbe stato arso su di una nave abbandonata all’oceano. Sulla spiaggia v’era una nave già pronta, tirata in secco, ma gli dei non riuscivano a farla scendere in mare. Dovettero chiamare la gigantessa Irokkin, la quale giunse a cavallo di un lupo che aveva serpenti per briglie, e con un solo colpo fece scendere il naviglio nelle acque. Gli dei prepararono sulla nave il rogo e vi posero sopra il corpo di Balder.

Tutti erano presenti: Odino con la sua sposa, fiancheggiato dai due lupi e da due cavalli; Freir sul suo carro tirato da un cinghiale; Freia sul suo piccolo cocchio tirato da due gatte. Perfino gli Jotuni erano accorsi in folla per dare l’ultimo addio al giovane Balder.

Mentre venivano resi gli estremi onori allo sventurato dio, Ermod cavalcava verso lo Hel. Per nove giorni cavalcò le buie vallate dell’oltretomba, attraversò il ponte d’oro che conduce al regno dei morti, e infine giunse davanti al dio Hel offrendo il riscatto.

- Balder potrà tornare fra gli Asi – rispose il dio - solo se tutti gli esseri creati, vivi e morti, lo piangeranno; se uno solo rifiuterà, Balder dovrà restare fra noi.

La notizia fu portata agli dei, i quali mandarono messaggi in tutto il mondo pregando ogni essere di far cordoglio per la morte di Balder, e tutti accolsero l’invito: gli animali, le piante, le pietre, i metalli. Solo una vecchia, nascosta in una caverna si rifiutò di piangere il morto dicendo:

- Hel si tenga pure quello che ha.

E Balder dovette così restare nel regno dei morti. Ma quella vecchia non era altri che Loki; gli dei lo seppero e, da quel momento, fra gli Asi e Loki vi fu continua inimicizia.  

 

  Let me live - Queen